(Lc 9,18-22) Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

VANGELO DI VENERDì 28 SETTEMBRE 2018
(Lc 9,18-22) Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.
+ Dal Vangelo secondo Luca
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Parola del Signore.

LA MIA RIFLESSIONE
PREGHIERA
Vieni Signore Gesù, vieni nel mio cuore, parlami e fatti conoscere, dimmi tutto quello che io non so di te, che non riesco a capire, insegnami a vederti la dove mi sfuggi, dammi la forza e la costanza di vivere sempre e solo in Te, per Te di Te. Amen.
La domanda è rivolta anche a noi:
Chi sei per noi Signore? Ti viviamo veramente come il figlio di Dio, nato per noi, per dare la sua vita per la nostra salvezza, e risorto per darci la certezza del regno di Dio?
O ti stiamo vivendo solo come un personaggio affascinante delle telenovelas…
Stiamo imparando da te ad amare i poveri e gli oppressi? A non disprezzare gli ultimi? A vedere gli invisibili? O siamo sempre in lotta per gli extracomunitari che ci rubano il lavoro? Passiamo davanti ai barboni e ci voltiamo schifati? Diciamo che non possiamo pensare agli altri perché non ci basta neanche per noi?
Io non so gli altri Signore, e se pure a volte vengo accusata di essere troppo critica , so che io in teoria amo tutti… ma solo in teoria, perché non riesco a donarmi neanche alla mia famiglia, basta una battuta pungente per farmi ritirare.
La paura di essere ferita è più forte dell’ amore che dovrei provare, quindi il mio io viene prima del bisogno dell’altro.
Per fortuna però in questo cammino che sto facendo per conoscerti meglio, Tu riesci a farti riconoscere anche in questi miei difetti e mi correggi, là dove io mi lascio correggere.
La frase del Papa Francesco ” siamo tutti peccatori”, non deve essere usata come una scusa per giustificarci, e per continuare ad essere peccatori, ma dobbiamo fare il possibile e l’impossibile, per non esserlo più.
Certo che se Tu fossi stato come me, non avresti neanche accettato di essere catturato e umiliato….. io forse sono più di te Signore? Tengo forse più a me che a Te, Dio mio?
Perdonami se indietreggio, se tentenno, se scappo come una vigliacca ancor prima di avvicinarmi al prossimo che tu ami, io me lo vorrei poter scegliere il mio, vorrei solo persone buone, che dicano grazie, che non puzzino, che non sporchino…. e invece no…. Mandami Signore la dove c’è da sporcarsi, come tu ti sei sporcato di sangue per noi; io che ero melma e so che vuol dire essere fango, voglio non aver paura di sporcarmi le mani, ma devo aver paura di sporcarmi l’anima. Quest’ anima che mi sembra così candida ma che puzza di stantio e d’ irrisolto.
Aiutami ad essere come Te Gesù e allora potrò dire di saperti riconoscere come il Figlio del mio Dio, di essere degna di appartenere alla famiglia celeste, di non essere una spettatrice occasionale del Vangelo.
Signore fammi come Te. Grazie!

Rev. D. Pere OLIVA i March 
(Sant Feliu de Torelló, Barcelona, Spagna)

Oggi, nel Vangelo, ci sono due interrogativi che lo stesso Maestro dirige a tutti. Il primo interrogativo vuole una risposta statistica, approssimativa: «Le folle, chi dicono che io sia?» (Lc 9,18). Questo interrogativo fa sì che ci guardiamo attorno per esaminare come risolvono la questione gli altri: i vicini, i compagni di lavoro, gli amici, i familiari prossimi… Osserviamo l’ambiente in cui viviamo e ci sentiamo più o meno responsabili o prossimi –dipende dalle circostanze- di alcune delle risposte che formulano quelli che hanno a che fare con noi o con il nostro ambito, “la gente”…E la risposta ci dice molto, ci informa, ci ubica e fa sì che ci accorgiamo di quello che desiderano, di quello di cui hanno bisogno e cercano quelli che vivono al nostro fianco. Ci aiuta a sintonizzare, a scoprire un punto d’incontro con l’altro per andare più avanti…

C’è un secondo interrogativo che viene diretto a noi: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Lc 9,20). È una questione fondamentale che bussa alla porta, che chiede, mendicando a ciascuno di noi: una adesione od un rifiuto; una venerazione o un’indifferenza; camminare con Lui ed in Lui o che si concluda in un avvicinamento di semplice simpatia… È questa una questione delicata, è determinante perché ci riguarda. Che cosa dicono le nostre labbra ed i nostri atteggiamenti? Vogliamo essere fedeli verso Colui che è e da senso al nostro essere? C’è in noi una sincera disposizione a seguirlo nei cammini della vita? Siamo disposti ad accompagnarLo alla Gerusalemme della croce e della gloria?

«E’ un cammino di croce e risurrezione (…). La croce è la esaltazione di Cristo. Lo disse Lui stesso:`Quando sarò innalzato, attrarro tutti verso di me´. (…) La croce, dunque, è gloria e celebrazione di Cristo» (Sant’Andrea di Creta). Disposti a marciare verso Gerusalemme? Ma solo con Lui ed in Lui, vero?

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4 pensieri riguardo “(Lc 9,18-22) Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.”

  1. VERSIONE IN SPAGNOLO DI VENERDì 28 SETTEMBRE 2018
    Día litúrgico: Viernes XXV del tiempo ordinario

    Texto del Evangelio (Lc 9,18-22): Sucedió que mientras Jesús estaba orando a solas, se hallaban con Él los discípulos y les preguntó: «¿Quién dice la gente que soy yo?». Ellos respondieron: «Unos, que Juan el Bautista; otros, que Elías; otros, que un profeta de los antiguos había resucitado». Les dijo: «Y vosotros, ¿quién decís que soy yo?». Pedro le contestó: «El Cristo de Dios». Pero les mandó enérgicamente que no dijeran esto a nadie. Dijo: «El Hijo del hombre debe sufrir mucho, y ser reprobado por los ancianos, los sumos sacerdotes y los escribas, ser matado y resucitar al tercer día».

    MI REFLEXIÓN
    ORACIÓN
    Ven, Señor Jesús, ven a mi corazón, me diga y consiga saber, dime todo lo que yo no sé nada de ti, que no puedo entender, enséñame a ver donde el me escape, dame la fuerza y la perseverancia para vivir siempre y sólo en Usted, para usted Usted. Amen.
    La pregunta se dirige también a nosotros:
    ¿Quién eres Señor por nosotros? Usted realmente vivir como hijo de Dios, nacido por nosotros para dar su vida por nuestra salvación, y resucitó para darnos la certeza del reino de Dios?
    Ya sea que usted está viviendo solo como un personaje fascinante de las telenovelas …
    Estamos aprendiendo de ti a amar a los pobres y los oprimidos? A no despreciar el último? Para ver lo invisible? ¿O estamos siempre luchando por los inmigrantes que roban nuestro trabajo? Pasamos a las personas sin hogar y giramos asco? Digamos que no podemos pensar en los demás, porque ni siquiera lo suficiente para nosotros?
    No sé más al Señor, y aunque a veces me acusan de ser demasiado crítico, sé que Te amo todo en la teoría … pero sólo en teoría, porque ni siquiera puedo entregarme a mi familia, sólo un poco broma de que me retire.
    El miedo a ser herido es más fuerte que el “amor que yo debería tratar, mi ego se presenta ante la necesidad del otro.
    Afortunadamente, sin embargo, en este viaje que estoy haciendo a conocerte mejor, puede darse a conocer, incluso en estos mis defectos y me corrija, donde me dejé ser correcta.
    La frase del Papa Francesco “todos somos pecadores”, no debe utilizarse como excusa para justificarlo, y para seguir siendo pecadores, pero tenemos que hacer todo lo posible y lo imposible, para que ya no sea así.
    Por supuesto, si hubieras estado como yo, usted ni siquiera accedieron a ser capturado y humillado ….. Probablemente tengo más que tú Señor? Que debería quizás más a mí que a ti, Dios mío?
    Perdóname si doy un paso atrás, si dudé, si huyo como un cobarde, incluso antes de acercarse a la siguiente que te gusta, me Ojalá pudiera elegir mi propio, sólo quiero gente buena, dicen gracias, que no huelen mal, no hacen sucio …. Pero no …. Recibir Señor donde hay que ensuciarse, como has obtuvo sangre por nosotros, y sé que yo era el fango que significa ser, quiero que no tenga miedo de ensuciarme las manos, pero tengo que tener miedo de tener alma sucia . Esta alma que parece tan sincero, pero que huele a rancio y sin resolver.
    Ayúdame a ser como Tú, Jesús, y entonces puedo decir que el conocimiento de que usted reconoce como el Hijo de mi Dios, para ser dignos de pertenecer a la familia del cielo, no para ser un evangelio ocasional espectador.
    Señor, haz que te gusta. ¡Gracias!

    Rev. D. Pere OLIVA i March
    (Sant Feliu de Torelló, Barcelona, España)

    Hoy, en el Evangelio, hay dos interrogantes que el mismo Maestro formula a todos. El primer interrogante pide una respuesta estadística, aproximada: «¿Quién dice la gente que soy yo?» (Lc 9,18). Hace que nos giremos alrededor y contemplemos cómo resuelven la cuestión los otros: los vecinos, los compañeros de trabajo, los amigos, los familiares más cercanos… Miramos al entorno y nos sentimos más o menos responsables o cercanos —depende de los casos— de algunas de estas respuestas que formulan quienes tienen que ver con nosotros y con nuestro ámbito, “la gente”… Y la respuesta nos dice mucho, nos informa, nos sitúa y hace que nos percatemos de aquello que desean, necesitan, buscan los que viven a nuestro lado. Nos ayuda a sintonizar, a descubrir un punto de encuentro con el otro para ir más allá…
    Hay una segunda interrogación que pide por nosotros: «Y vosotros, ¿quién decís que soy yo?» (Lc 9,20). Es una cuestión fundamental que llama a la puerta, que mendiga a cada uno de nosotros: una adhesión o un rechazo; una veneración o una indiferencia; caminar con Él y en Él o finalizar en un acercamiento de simple simpatía… Esta cuestión es delicada, es determinante porque nos afecta. ¿Qué dicen nuestros labios y nuestras actitudes? ¿Queremos ser fieles a Aquel que es y da sentido a nuestro ser? ¿Hay en nosotros una sincera disposición a seguirlo en los caminos de la vida? ¿Estamos dispuestos a acompañarlo a la Jerusalén de la cruz y de la gloria?
    Es un camino de cruz y resurrección (…). La cruz es exaltación de Cristo. Lo dijo Él mismo: ‘Cuando sea levantado, atraeré a todos hacia mí’. (…) La cruz, pues, es gloria y exaltación de Cristo» (San Andrés de Creta). ¿Dispuestos para avanzar hacia Jerusalén? Solamente con Él y en Él, ¿verdad?

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  2. VERSIONE IN INGLESE DI VENERDì 28 SETTEMBRE 2018
    Liturgic day: Friday 25th in Ordinary Time

    Gospel text (Lc 9,18-22): One day when Jesus was praying alone, not far from his disciples, He asked them, «What do people say about me?». And they answered, «Some say that you are John the Baptist; others say that you are Elijah, and still others that you are one of the former prophets risen from the dead». Again Jesus asked them, «Who then do you say I am?». Peter answered, «The Messiah of God». Then Jesus spoke to them, giving them strict orders not to tell this to anyone. And he added, «The Son of Man must suffer many things. He will be rejected by the elders and chief priests and teachers of the Law, and put to death. Then after three days he will be raised to life».

    MY REFLECTION
    PRAYER
    Come Lord Jesus, come into my heart, tell me and get to know, tell me everything that I do not know about you, that I can not understand, teach me to see where the escape me, give me the strength and perseverance to live always and only in you, for You you. Amen.
    The question is also addressed to us:
    Who are you Lord for us? You truly live as the son of God, born for us to give His life for our salvation, and rose again to give us the certainty of God’s kingdom?
    Either you are living alone as a fascinating character of telenovelas …
    We are learning from you to love the poor and the oppressed? A despise not the last? To see the invisible? Or are we always fighting for the immigrants who steal our work? We pass to the homeless and we turn disgusted? Let’s say that we can not think of others because we do not even enough for us?
    I do not know the Lord more, and even if I am sometimes accused of being too critical, I know that I love you all in theory … but only in theory, because I can not even give myself to my family, just a joke bit for me to retire.
    The fear of being hurt is stronger than the ‘love that I should try, then my ego comes before the need of the other.
    Fortunately, however, in this journey that I’m doing to know you better, you can make yourself known even in these my faults and correct me, where I let myself be correct.
    Quote of Papa Francesco “we are all sinners,” should not be used as an excuse to justify it, and to continue to be sinners, but we must do everything possible and impossible, to no longer be so.
    Of course, if you’d been like me, you would not even agreed to be captured and humiliated ….. I probably have more than you Lord? I should perhaps more to me than to you, my God?
    Forgive me if I step back, if you hesitated, if I run away like a coward even before you approach the next one that you love, me I wish I could choose my own, I just want good people, they say thank you, that does not stink, they do not dirty …. But no …. Send me the Lord where there is to get dirty, as thou hast got blood for us, and I know that I was slime and mud it means to be, I want to not be afraid to get my hands dirty, but I have to be afraid to get dirty soul . This soul that seems so candid but that reeks of stale and unresolved.
    Help me to be like You, Jesus, and then I can say that knowing that you recognize as the Son of my God, to be worthy of belonging to the family of heaven, not to be a spectator occasional gospel.
    Lord make me like you. Thank you!
    —————————-
    Fr. Pere OLIVA i March
    (Sant Feliu de Torelló, Barcelona, Spain)

    Today, in the Gospel we find two questions that our Master is asking to all of us. The first one requires an approximate statistical reply: «What do people say about me?» (Lk 9:18). This forces us to look around and see how others answer this question: our neighbours, our work mates, our friends, our closest relatives… We look about ourselves and we feel more or less responsible or close —depending upon the cases— for some of the replies given by those who have some connection with our environment, and us “the people”… And, their answers say a lot, inform us, position us and make us realize what those who live next to us are looking for, what they need, what they desire. It helps us to tune in, to discover a meeting point with the other party, to grow closer…
    But, there is a second question for us: «Who then do you say I am?» (Lk 9:20). This becomes a fundamental question knocking at our door; a question demanding from each one of us: adhesion or denial; veneration or aloofness; to walk along with him and in him or just end up a relationship of simple sympathy… This is a delicate and determining question, because it affects us. What do our lips and attitude say? Do we want to be faithful to Him who is and gives a meaning to our life? Is there to be found a sincere disposition in us to follow him in our journey through life? Are we ready to go with him to the Jerusalem of the Cross and the Glory?
    It is a path of Cross and Resurrection (…). The Cross is the Exaltation of Christ. He said it too: ‘When I am lifted up from the earth, I will draw all people to Me’. It is evident, therefore, that the Cross is the Glory and exaltation of Christ» (St. Andrew of Crete). Are we then ready to move on to Jerusalem? Only with him and in him, is this not so?

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  3. VERSIONE IN FRANCESE DI VENERDì 28 SETTEMBRE 2018
    Jour liturgique : Temps ordinaire – 25e Semaine: Vendredi

    Texte de l’Évangile (Lc 9,18-22): Un jour, Jésus priait à l’écart. Comme ses disciples étaient là, il les interrogea: «Pour la foule, qui suis-je?». Ils répondirent: «Jean Baptiste; pour d’autres, Élie; pour d’autres, un prophète d’autrefois qui serait ressuscité». Jésus leur dit: «Et vous, que dites-vous? Pour vous, qui suis-je?». Pierre prit la parole et répondit: «Le Messie de Dieu». Et Jésus leur défendit vivement de le révéler à personne, en expliquant: «Il faut que le Fils de l’homme souffre beaucoup, qu’il soit rejeté par les anciens, les chefs des prêtres et les scribes, qu’il soit tué, et que, le troisième jour, il ressuscite».

    REFLEXION de Lella:

    PRIERE : “Viens, Seigneur Jésus, viens dans mon cœur, dis-moi et apprend moi à te connaître, dis-moi tout ce que je ne sais pas de toi, ce que je ne comprends pas, enseigne-moi à voir la où tu me fuis, donne-moi la force et la constance de vivre toujours et seulement en Toi, pour Toi et de Toi. Amen.

    La question nous est posée à nous aussi: – Qui es pour nous le Seigneur? Est-ce que nous le vivons vraiment comme le fils de Dieu, né pour nous, et donner sa vie pour notre salut, et ressuscité pour nous donner la certitude du royaume de Dieu? Ou nous sommes en train de le vivre seulement comme un personnage fascinant des telerealite……. Sommes nous en train d’apprendre de toi à aimer les pauvres et les opprimés? A ne pas mépriser les derniers? à voir les invisibles? Ou est-ce que nous sommes toujours en lutte pour les extracomunautaire qui nous volent le travail? Nous passons devant les clochards et est-ce que nous nous tournons dégouté ? Nous disons que nous ne pouvons pas penser aux autres parce que cela ne suffit pas non plus pour nous? Je ne sais pas pour les autres Seigneur, et même si parfois je suis accusée d’être trop critique, je sais qu’en théorie j’aime tous le monde….. mais seulement en théorie, parce que je ne réussis pas à me donner non plus à ma famille, il suffit d’un battement piquant pour faire me retirer. La peur d’être blessée est plus forte que l’amour que je devrais éprouver, donc mon MOI vient avant le besoin de l’autre. Mais heureusement cependant sur ce chemin que je suis en train de faire pour te connaître mieux, Tu réussis à me faire me reconnaître dans mes défauts aussi et tu me corriges, là où je me laisse corriger. La phrase du Pape François qui est “nous sommes tous pécheur”, ne doit pas être utilisée comme une excuse pour nous justifier, et pour continuer à être pécheurs, mais nous devons faire le possible et l’impossible pour ne plus l’être. Certainement que si Tu avais été comme moi je n’aurais pas non plus accepté d’être capturé et humilié…… suis je peut-être plus que toi Seigneur? Ou peut-être que je tiens plus à moi qu’à Toi, mon Dieu? Pardonne-moi si je recule, si j’hésite, si je m’échappe encore comme une lâche avant de me rapprocher du prochain que tuaimes, je voudrais pouvoir choisir le mien, je voudrais seulement des gens bien, qui disent merci, qu’ils ne puent pas, qu’ils ne salissent pas…… mais non… Envoyez-moi Seigneur, là où il y a, à se salir, comme toi tu t’es salis avec ton sang pour nous, moi qui étais vase je sait ce que la boue signifie d’être, je veux pas avoir peur de me salir les mains, mais je dois avoir peur de me salir l’âme. Cette âme qui semble si blanche, mais qui sent le renfermé. Aide-moi à être comme Toi Jésus et alors je pourrai dire que je sait te reconnaître comme le Fils de mon Dieu, d’être digne d’appartenir à la famille celeste et de ne pas être une spectatrice occasionnelle de l’Évangile. Seigneur fais-moi comme Toi. Merci!

    Abbé Pere OLIVA i March
    (Sant Feliu de Torelló, Barcelona, Espagne)

    Aujourd’hui,dans l’Évangile, il y a deux questions que le Maître lui-même pose à tous. La première question demande une réponse de statistique, approximatif: «Pour la foule, qui suis-je?» (Lc 9,18). Il nous amène à regarder autour de nous et observer comment les autres résolvent cette question: les voisins, les collègues de travail, les amis, les proches. Nous regardons dans notre entourage et nous nous sentons plus ou moins responsables (cela dépend des cas) ou proches de certaines de ces réponses formulées par ceux qui ont affaire à nous et avec notre milieu, les gens. Et la réponse nous en dit long, elle nous informe, ce dont ces gens proches de nous désirent, ou ils sont besoin, ou ce qu’ils cherchent. Elle nous aide à nous synchroniser, à découvrir un point commun avec l’autre pour aller de l’avant…
    Il y a une seconde question qui nous concerne nous-mêmes: «Et vous, que dites-vous?» (Lc 9,20). C’est une question fondamentale qui frappe à notre porte, qui mendie auprès de chacun d’entre nous: une adhésion ou un rejet; une vénération ou une indifférence; marcher avec Lui et en Lui ou finir par faire un rapprochement par simple sympathie… Cette question est délicate, elle est déterminante car elle nous touche. Que disent nos lèvres et nos actes? Veut-on être fidèle à Celui qui est et qui donne un sens à notre être? Y a-t-il en nous une sincère volonté de le suivre dans les chemins de la vie? Sommes nous disposés à le suivre à Jérusalem sur le chemin de la croix et de la gloire?
    C’est un chemin de croix et de résurrection (…). La croix est une exaltation du Christ. Il l’a dit Lui-même: ‘Quand Je serai levé sur la croix, J’attirerai tous à moi’. (…) La croix, donc, est gloire et exaltation du Christ» (Saint André de Crête). Êtes-vous partant pour faire la route vers Jérusalem? Seulement avec Lui et en Lui, n’est pas?

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