(Lc 18,9-14) Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

VANGELO DI SABATO 10 MARZO 2018
(Lc 18,9-14) Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore
LA MIA RIFLESSIONE PREGHIERA Vieni Santo Spirito e guida il mio piccolo cuore, al cospetto del Signore. Quanto mi tocca questo brano… Tempo fa riflettevo proprio su come siamo poco coscienti di cosa sia il peccato e questo, purtroppo, fa parte proprio della nostra umanità.A volte cerchiamo la perfezione, ma questo ci porta ad allontanarci dalla base della fede, che consiste nell’umiltà di riconoscerci peccatori. Senza l’umiltà la nostra preghiera non sale verso il Signore, ma gira intorno a noi stessi.Vediamo solo i difetti degli altri e siamo lontanissimi dall’immagine che dovrebbe avere un seguace di Cristo. Solo il fatto di considerarci giusti, già fa di noi dei peccatori, e persi nella nostra superbia, non riusciamo a fare neanche un attento esame di coscienza.Perdonaci Signore di quello che non riusciamo a correggere ed aiutaci a crescere in umiltà.
———————-
COMMENTO DI:
Rev. D. David COMPTE i Verdaguer (Manlleu, Barcelona, Spagna)
Oggi, immersi nella cultura dell’immagine, il Vangelo, che ci viene proposto, ha una profonda carica di contenuto. Ma avanziamo un po’ alla volta. Nel passaggio che contempliamo, vediamo che nella persona c’è un nodo con tre corde, in modo tale che è impossibile scioglierlo se uno non ha presente le tre corde menzionate. La prima ci relaziona con Dio, la seconda con gli altri e la terza con noi stessi. Osserviamo attentamente: quelli ai quali si dirige Gesù «avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri» (Lc 18,9) e in questo modo, pregavano male. Le tre corde sono sempre relazionate tra di loro! Come fondamentare bene queste relazioni? Qual’è il segreto per sciogliere il nodo? Ce lo dice la conclusione di questa incisiva Parabola: `l’umiltà´. Così pure fu espresso da Santa Teresa di Avila: «L’umiltà è la verità». E’ vero, l’umiltà ci permette di riconoscere la verità su noi stessi. Nè compiacersi di vanagloria, nè disprezzarci. L’umiltà ci fa riconoscere, come tali, i doni ricevuti e ci permette di presentare innanzi a Dio il lavoro della giornata. L’umiltà riconosce anche i doni del prossimo. Anzi, si rallegra. Infine l’umiltà è anche la base della relazione con Dio. Pensiamo che nella parabola di Gesù, il fariseo, conduce una vita inappuntabile, con le pratiche religiose settimanali e, perfino, pratica l’elemosina! Ma non è umile e ciò danneggia tutte le sue azioni. E’ prossima la Settimana Santa. Presto contempleremo –ancora una volta!- Cristo sulla Croce: «Il Signore crocifisso è una prova insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine» (Giovanni Paolo ll) Lì vedremo come di fronte alla supplica di Dima -«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42)- il Signore risponde con una “canonizzazione fulminante”, che non ha precedenti: «In verità ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43). Questo personaggio era un assassino che resta, infine, canonizzato dallo stesso Cristo, prima di morire. E’ un caso inedito e, per noi, un motivo di consolazione…; la santità non la “fabbrichiamo” noi, ma la concede Dio se Iddio trova in noi un cuore umile e convertito.
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4 pensieri riguardo “(Lc 18,9-14) Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.”

  1. VERSIONE IN INGLESE DI SABATO 10 MARZO 2018

    Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 18:9-14.
    Jesus addressed this parable to those who were convinced of their own righteousness and despised everyone else.
    Two people went up to the temple area to pray; one was a Pharisee and the other was a tax collector.
    The Pharisee took up his position and spoke this prayer to himself, ‘O God, I thank you that I am not like the rest of humanity–greedy, dishonest, adulterous–or even like this tax collector.
    I fast twice a week, and I pay tithes on my whole income.’
    But the tax collector stood off at a distance and would not even raise his eyes to heaven but beat his breast and prayed, ‘O God, be merciful to me a sinner.’
    I tell you, the latter went home justified, not the former; for everyone who exalts himself will be humbled, and the one who humbles himself will be exalted.”

    MY REFLECTION
    PRAYER
    Come Holy Spirit and guide my little heart, before the Lord.
    As I have this song … Some time ago I pondered just how little we are aware of what sin is, and this, unfortunately, is part of our own humanity.
    Sometimes we seek perfection, but this brings us to move away from the base of the faith, which consists in the humility to recognize us sinners.
    Without humility our prayer does not rise to the Lord, but turns around to ourselves. We only see the faults of others, and we are very far from the image that should be a follower of Christ.
    Just the fact to consider us righteous, already makes us sinners, and lost in our pride, we can not even do a careful examination of conscience.
    Forgive us Lord for what I do not get it right and help us to grow in humility.
    ————————-
    COMMENT OFF:
    Fr. David COMPTE i Verdaguer
    (Manlleu, Barcelona, Spain)

    Today, in the midst of an image centered culture, this Gospel has a profound meaning. But let’s take it one step at a time.
    In the passage we are contemplating we see that in each person we can find a knot made of three strings. These three strings cannot be untangled unless each is taken into consideration at the same time. The first string relates to God; the second one to our fellowmen; and the third one to ourselves. Let us look carefully: those Jesus was addressing were «persons fully convinced of their own righteous­ness, who looked down on others» (Lk 18:9) but who, therefore, were not praying rightly. The three strings are always related to each other!
    How can we properly put these relations into the right perspective? Which is the secret of untying that knot? The final conclusion of the sharp parable reveals it: humility. Saint Therese of Avila said it too: «Humility is truth».
    It is true, though: humility allows us to recognize our own truth. Neither to swell with pride and vainglory nor to undermind us. Humility allows us to accept the gifts we receive from God as such, and to present him with our daily chores. Humility also allows us to recognize the qualities of our fellowmen. And even to be happy to discover them out.
    Last but not least, a sense of humility must also be fundamental in our personal relationship with God. We must remember that, in Jesus’ parable, the Pharisee lived a most righteous life; with his weekly religious practices and acts of charity! But he is not humble and that spoils all his other acts.
    We are getting close to Holy Week. Soon we shall contemplate —once more!— Christ on the Cross: «Our Lord crucified is an unsurpassable testimony of patient loving and of humble meekness» (John Paul II). There, we shall see how, before Dimas’ pleading —«Jesus, remember me when you come into your kingdom» (Lk 23:42)— the Lord responds with a “sudden canonization” without any precedent: «I tell you the truth, today you will be with me in paradise» (Lk 23:43). That personage was a murderer who, before dying, was finally canonized by the very same Christ. It was a case hitherto unheard, for us, a consolation…: sanctity is not “manufactured” by us, but granted by God, if He finds our heart to be humble and converted.

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  2. VERSIONE IN SPAGNOLO DI SABATO 10 MARZO 2018
    Evangelio según San Lucas 18,9-14.
    Refiriéndose a algunos que se tenían por justos y despreciaban a los demás, dijo también esta parábola:
    “Dos hombres subieron al Templo para orar: uno era fariseo y el otro, publicano.
    El fariseo, de pie, oraba así: ‘Dios mío, te doy gracias porque no soy como los demás hombres, que son ladrones, injustos y adúlteros; ni tampoco como ese publicano.
    Ayuno dos veces por semana y pago la décima parte de todas mis entradas’.
    En cambio el publicano, manteniéndose a distancia, no se animaba siquiera a levantar los ojos al cielo, sino que se golpeaba el pecho, diciendo: ‘¡Dios mío, ten piedad de mí, que soy un pecador!’.
    Les aseguro que este último volvió a su casa justificado, pero no el primero. Porque todo el que se ensalza será humillado y el que se humilla será ensalzado”.

    MI REFLEXIÓN
    ORACIÓN
    Ven Espíritu Santo y guiar mi pequeño corazón, delante del Señor.
    Como siento esto fragmento de el evangelio … Hace algún tiempo reflexionabo cuanto poco nosotros somos conscientes de lo que es el pecado, y esto, por desgracia, es parte de nuestra propia humanidad.
    A veces buscamos la perfección, pero esto nos lleva a alejarse de la base de la fe, que consiste en la humildad para reconocernos pecadores.
    Sin humildad nuestra oración no se eleva al Señor, pero se da la vuelta a nosotros mismos. Sólo vemos los defectos de los demás, y estamos muy lejos de la imagen que debe ser un seguidor de Cristo.
    Sólo el hecho de que nos considera justos, ya nos hace pecadores, y perdió en nuestro orgullo, que ni siquiera podemos hacer un cuidadoso examen de conciencia.
    Perdónanos Señor por lo que no entiendo las cosas bien y nos ayudan a crecer en la humildad.
    —————————-
    COMENTARIO DE:
    Rev. D. David COMPTE i Verdaguer
    (Manlleu, Barcelona, España)

    Hoy, inmersos en la cultura de la imagen, el Evangelio que se nos propone tiene una profunda carga de contenido. Pero vayamos por partes.
    En el pasaje que contemplamos vemos que en la persona hay un nudo con tres cuerdas, de tal manera que es imposible deshacerlo si uno no tiene presentes las tres cuerdas mencionadas. La primera nos relaciona con Dios; la segunda, con los otros; y la tercera, con nosotros mismos. Fijémonos en ello: aquéllos a quien se dirige Jesús «se tenían por justos y despreciaban a los demás» (Lc 18,9) y, de esta manera, rezaban mal. ¡Las tres cuerdas están siempre relacionadas!
    ¿Cómo fundamentar bien estas relaciones? ¿Cuál es el secreto para deshacer el nudo? Nos lo dice la conclusión de esa incisiva parábola: la humildad. Así mismo lo expresó santa Teresa de Ávila: «La humildad es la verdad».
    Es cierto: la humildad nos permite reconocer la verdad sobre nosotros mismos. Ni hincharnos de vanagloria, ni menospreciarnos. La humildad nos hace reconocer como tales los dones recibidos, y nos permite presentar ante Dios el trabajo de la jornada. La humildad reconoce también los dones del otro. Es más, se alegra de ellos.
    Finalmente, la humildad es también la base de la relación con Dios. Pensemos que, en la parábola de Jesús, el fariseo lleva una vida irreprochable, con las prácticas religiosas semanales e, incluso, ¡ejerce la limosna! Pero no es humilde y esto carcome todos sus actos.
    Tenemos cerca la Semana Santa. Pronto contemplaremos —¡una vez más!— a Cristo en la Cruz: «El Señor crucificado es un testimonio insuperable de amor paciente y de humilde mansedumbre» (San Juan Pablo II). Allí veremos cómo, ante la súplica de Dimas —«Jesús, acuérdate de mí cuando llegues a tu Reino» (Lc 23,42)— el Señor responde con una “canonización fulminante”, sin precedentes: «En verdad te digo, hoy mismo estarás conmigo en el paraíso» (Lc 23,43). Este personaje era un asesino que queda, finalmente, canonizado por el propio Cristo antes de morir.
    Es un caso inédito y, para nosotros, un consuelo…: la santidad no la “fabricamos” nosotros, sino que la otorga Dios, si Él encuentra en nosotros un corazón humilde y converso.

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  3. VERSIONE IN FRANCESE DI SABATO 10 MARZO 2018

    Évangile de Jésus Christ selon saint Luc 18,9-14.
    En ce temps-là, à l’adresse de certains qui étaient convaincus d’être justes et qui méprisaient les autres, Jésus dit la parabole que voici :
    « Deux hommes montèrent au Temple pour prier. L’un était pharisien, et l’autre, publicain (c’est-à-dire un collecteur d’impôts).
    Le pharisien se tenait debout et priait en lui-même : “Mon Dieu, je te rends grâce parce que je ne suis pas comme les autres hommes – ils sont voleurs, injustes, adultères –, ou encore comme ce publicain.
    Je jeûne deux fois par semaine et je verse le dixième de tout ce que je gagne.”
    Le publicain, lui, se tenait à distance et n’osait même pas lever les yeux vers le ciel ; mais il se frappait la poitrine, en disant : “Mon Dieu, montre-toi favorable au pécheur que je suis !”
    Je vous le déclare : quand ce dernier redescendit dans sa maison, c’est lui qui était devenu un homme juste, plutôt que l’autre. Qui s’élève sera abaissé ; qui s’abaisse sera élevé. »

    REFLEXION DE LELLA

    PRIERE : Viens Saint Esprit et guide mon petit coeur, en la présence du Seigneur.

    – Combien il me touche ce passage….Il y a peu de temps je réfléchissais vraiment sur comment sommes nous peu conscients de ce qu’est le péché et cela fait malheureusement vraiment partie de notre humanité. Parfois nous cherchons la perfection, mais cela nous apporte à nous éloigner de la base de la foi qui se compose dans l’humilité de nous reconnaître pécheurs. Sans l’humilité notre prière ne monte pas vers le Seigneur, mais elle tourne autour de nous mêmes. Nous voyons seulement les défauts des autres et nous sommes loin de l’image que devrait avoir un disciple du Christ. Rien que le fait de nous considérer justes fait déjà de nous des pécheurs, et perdus dans notre orgueil, nous ne réussissons pas non plus à faire un examen attentif de notre conscience. Pardonne-nous Seigneur de ce que nous ne réussissons pas à corriger et aide-nous à grandir en humilité.
    —————————–
    VERSIONE IN FRANCESE DI SABATO 10 MARZO 2018
    Abbé David COMPTE i Verdaguer
    (Manlleu, Barcelona, Espagne)

    Aujourd’hui, à nous qui sommes immergés dans la culture de l’image, l’Évangile qui nous est proposé a un contenu particulièrement fort. Mais procédons par étapes.
    Dans le passage que nous contemplons, nous voyons que dans une personne se trouve un nœud de trois cordes, si bien qu’il est impossible de le défaire en négligeant l’une ou l’autre. La première nous relie à Dieu; la deuxième aux autres; et la troisième à nous-mêmes. Notons bien ceci: ceux auxquels s’adresse Jésus «étaient convaincus d’être justes et méprisaient tous les autres» (Lc 18,9), de sorte qu’ils priaient mal. Les trois cordes vont toujours ensemble!
    Comment les mettre correctement en relation? Quel est le secret pour défaire le nœud? La conclusion de cette parabole incisive nous le dit: l’humilité. Comme sainte Thérèse d’Avila l’expliquait: «L’humilité, c’est la vérité».
    C’est sûr: l’humilité nous permet de reconnaître ce que nous sommes vraiment. Ne pas nous gonfler de gloire, ne pas non plus nous mépriser. L’humilité nous fait reconnaître pour tels les dons que nous avons reçus et nous permet de présenter à Dieu notre travail de la journée. L’humilité reconnaît aussi les dons des autres. Mieux, elle s’en réjouit.
    Enfin, l’humilité est aussi la base de notre relation avec Dieu. Songeons que, dans la parabole, le pharisien mène une vie irréprochable, avec des pratiques religieuses hebdomadaires; il va même jusqu’à faire l’aumône! Mais il lui manque l’humilité et cela envenime tous ses actes.
    La Semaine Sainte s’approche. Bientôt nous contemplerons —une fois de plus!— le Christ sur la Croix: «Le Seigneur crucifié est un témoignage insurpassable d’amour patient et d’humble mansuétude» (Jean-Paul II). Nous y verrons comment, à la supplique de Dimas —«Jésus, souviens-toi de moi lorsque tu viendras avec ton Royaume» (Lc 23,42)— le Seigneur répond par une canonisation-éclair: «En vérité, je te le dis, aujourd’hui tu seras avec moi dans le Paradis» (Lc 23,43). Ce personnage, qui était un assassin, est en fin de compte canonisé par le Christ lui-même avant de mourir.
    C’est un cas inédit et, pour nous, une consolation…: la sainteté, ce n’est pas nous qui la “fabriquons”, c’est Dieu qui l’octroie s’il trouve en nous un cœur humble et contrit.

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