(Mt 18,21-35) Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

VANGELO DI MARTEDì 6 MARZO 2018
(Mt 18,21-35) Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore

LA MIA RIFLESSIONE 

PREGHIERA
Ti imploro O Spirito di Dio, aiutami a far entrare la tua parola perfettamente nel mio cuore; a comprendere bene come e perché perdonare; dammi la forza di farlo secondo il tuo divin volere, perché io da sola, non posso neanche capire cosa è veramente il perdono. 
 
Non voglio soffermarmi a spiegare la pagina del Vangelo, perchè è di una semplicità disarmante, infatti tutti capiamo che dovremmo perdonare, ma non ci impegniamo mai abbastanza. Perdonare è troppo importante e Gesù vuole che proviamo a dare il massimo, perchè solo dando si riceve. È qualcosa che si acquista con la stessa moneta e tutti ne abbiamo un bisogno immenso.Cosa ci impedisce di perdonare? La risposta che viene subito alla mente, è l’offesa ricevuta, ma non dipende da questo, dipende solo da quanto il nostro cuore riesce ad aprirsi all’altro, perché non c’è perdono senza amore e viceversa.Si dice che se non riusciamo a perdonare noi stessi, non sapremo perdonare l’altro. Io non so quanto questo sia vero, ma cercando di basarmi su questo, quando sono in difficoltà nel perdonare, comincio con il perdonare me stessa per non saperlo fare.La nostra umanità non parla per testi filosofici, ma per istinto e spesso questo prevale anche sulle buone intenzioni.Si impara a perdonare, imparando a chiedere perdono anche se pensiamo di avere ragione, che poi è molto più facile che farlo quando siamo in torto. Chiedere perdono non vuol dire umiliarsi, ma voler fare prevalere la pace, e si acquista una consapevolezza della bellezza di questo senso di pace, a poco a poco. Perdonare è un’ arte come dice Jean Monbourquette in un suo libro molto bello, e non si può credere che basti la volontà di farlo per riuscire, perché ci si esercita come si impara a suonare uno strumento, e se vogliamo che esca della buona musica, dobbiamo mettercela tutta. Non si può pensare di voler perdonare ad ogni costo, perché è un’arte difficile, ma come dico spesso ai bambini, quando non arriviamo a qualcosa, possiamo usare uno sgabello, ossia un trucchetto.Io ne ho uno che vi voglio svelare: quando non riesco a perdonare una persona chiedo a Gesù di perdonarla per me, con il Suo perdono che è perfetto e di perdonarmi se non riesco a fare di più. Mi impegno a pregare per quella persona ogni giorno, affidando al Signore la situazione, fino a che non svanirà ogni minima traccia di risentimento.”Vogliamo essere soddisfatti per un istante? Vendichiamoci. Vogliamo essere felici sempre? Perdoniamo” (H. Lacordaire) o meglio “Impariamo a perdonare” 
————————————
COMMENTO DI: 
Rev. D. Enric PRAT i Jordana (Sort, Lleida, Spagna)
Oggi, il Vangelo di Matteo ci invita a una riflessione sul mistero del perdono, proponendo un parallelismo tra lo stile di Dio e il nostro nel momento di perdonare. L’uomo si azzarda a misurare e a calcolare la sua magnanimità nel perdonare. «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Sette volte?» (Mt 18,21). A Pietro sembra che `sette volte´ è già un po’ troppo o che, forse, sia il massimo che possiamo sopportare. Riflettendoci meglio, Pietro si rivela essere ancora più generoso se lo paragoniamo all’uomo della parabola, che, quando incontrò un suo compagno che gli doveva cento danari, «lo prese per il collo e soffocandolo gli diceva: «Restituisci quello che devi» Mt 18,28), negandosi ad ascoltare la sua supplica ne la promessa di restituzione. A conti fatti, l’uomo o si rifiuta di perdonare o riduce alla minima espressione il suo perdono. Realmente, nessuno direbbe che abbiamo appena ricevuto, da Dio, un perdono, infinitamente reiterato e senza limiti. La parabola dice: «Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito» (Mt 18,27). E pensare che il debito era molto importante. La parabola, però, che stiamo commentando fa risaltare lo stile di Dio, al momento di concedere il perdono. Dopo aver richiamato il suo debitore e di avergli fatto osservare la serietà della situazione, si lasciò improvvisamente intenerire dalla sua richiesta compunta ed umile: «Prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa» Il padrone ebbe compassione…» (Mt 18,26-27). Questo episodio mette in evidenza quello che ognuno di noi sa per propria esperienza e con profonda riconoscenza, cioè che Dio perdona senza limiti chi si pente e si converte. Il finale negativo e triste della parabola, dopo tutto, fa onore alla giustizia e mette in evidenza la veracità di quell’altra espressione di Gesù in Lc 6,38: « Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
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6 pensieri riguardo “(Mt 18,21-35) Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.”

  1. VERSIONE IN SPAGNOLO DI MARTEDì 6 MARZO 2018

    Evangelio según San Mateo 18,21-35.
    Se adelantó Pedro y le dijo: “Señor, ¿cuántas veces tendré que perdonar a mi hermano las ofensas que me haga? ¿Hasta siete veces?”.
    Jesús le respondió: “No te digo hasta siete veces, sino hasta setenta veces siete.
    Por eso, el Reino de los Cielos se parece a un rey que quiso arreglar las cuentas con sus servidores.
    Comenzada la tarea, le presentaron a uno que debía diez mil talentos.
    Como no podía pagar, el rey mandó que fuera vendido junto con su mujer, sus hijos y todo lo que tenía, para saldar la deuda.
    El servidor se arrojó a sus pies, diciéndole: “Señor, dame un plazo y te pagaré todo”.
    El rey se compadeció, lo dejó ir y, además, le perdonó la deuda.
    Al salir, este servidor encontró a uno de sus compañeros que le debía cien denarios y, tomándolo del cuello hasta ahogarlo, le dijo: ‘Págame lo que me debes’.
    El otro se arrojó a sus pies y le suplicó: ‘Dame un plazo y te pagaré la deuda’.
    Pero él no quiso, sino que lo hizo poner en la cárcel hasta que pagara lo que debía.
    Los demás servidores, al ver lo que había sucedido, se apenaron mucho y fueron a contarlo a su señor.
    Este lo mandó llamar y le dijo: ‘¡Miserable! Me suplicaste, y te perdoné la deuda.
    ¿No debías también tú tener compasión de tu compañero, como yo me compadecí de tí?’.
    E indignado, el rey lo entregó en manos de los verdugos hasta que pagara todo lo que debía.
    Lo mismo hará también mi Padre celestial con ustedes, si no perdonan de corazón a sus hermanos”.
    —————————————————————-
    MI REFLEXIÓN
    ORACIÓN
    Te imploro Oh Espíritu de Dios, ayúdame a dejar tu palabra perfectamente en mi corazón; para entender cómo y por qué perdonar; dame la fuerza para hacerlo de acuerdo a tu voluntad divina, porque estoy solo, no puedo ni siquiera entiendo lo que es realmente el perdón.

    No voy a entrar a explicar el pasaje del Evangelio, porque es tan simple, de hecho, todos entendemos que debemos perdonar, pero no trabajamos lo suficiente.
    Perdonar es demasiado importante y Jesús quiere tratar de dar lo mejor, porque sólo dando recibes.
    Es algo que usted compra con la misma moneda, y todos tenemos una necesidad inmensa.
    ¿Qué nos impide de perdonar? La respuesta que viene a la mente, es la ofensa recibida, pero no depende de esto, sólo depende de cómo nuestro corazón es capaz de abrirse al otro, porque no hay perdón sin amor y por el contrario.
    Se dice que si no podemos perdonarnos a nosotros mismos, no vamos a saber perdonar a los otros. No sé qué tan cierto es esto, pero tratando de basarme en esto, cuando se encuentran en dificultades para perdonar, empiezo con perdonarme por no poder hacer.
    Nuestra humanidad no habla por los textos filosóficos, sino por instinto y esto a menudo tienen prioridad sobre las buenas intenciones.
    Se aprende a perdonar, aprendiendo a pedir perdón, incluso si pensamos de tener la razón, entonces es mucho más fácil hacerlo que cuando estamos en el mal.
    Pedir perdón no significa que nosotros se humillan, pero querer hacer prevalecer la paz, y de comprar la conciencia de la belleza de esta sensación de paz, poco a poco. El perdón es un arte como Jean Monbourquette en su libro muy bueno, y no se puede creer que es suficiente para hacer la voluntad de tener éxito, ya que la práctica a medida que aprende a tocar un instrumento, y si queremos salir de buena música, tenemos que ir a por todas.
    Usted no puede pensar que usted quiere perdonar a toda costa, porque es un arte difícil, pero como digo a menudo a los niños, cuando llegamos a algo, puede usar un taburete o un truco.
    Tengo uno que quiero revelar: cuando no puedo perdonar a una persona le pido a Jesús que la perdonara por mí, con su perdón que es perfecto, y perdóname si no puedo hacer más.
    Me comprometo a orar por esa persona cada día, encomendando al Señor a la situación, hasta que desaparecen cada rastro de resentimiento.
    “Queremos ser feliz por un rato? Vendichiamoci. Queremos ser felices para siempre? Perdonamos” (H. Lacordaire) o mejor, “Aprendamos a perdonar”
    —————————————
    COMENTARIO DE:

    Rev. D. Enric PRAT i Jordana
    (Sort, Lleida, España)

    Hoy, el Evangelio de Mateo nos invita a una reflexión sobre el misterio del perdón, proponiendo un paralelismo entre el estilo de Dios y el nuestro a la hora de perdonar.
    El hombre se atreve a medir y a llevar la cuenta de su magnanimidad perdonadora: «Señor, ¿cuántas veces tengo que perdonar las ofensas que me haga mi hermano? ¿Hasta siete veces?» (Mt 18,21). A Pedro le parece que siete veces ya es mucho o que es, quizá, el máximo que podemos soportar. Bien mirado, Pedro resulta todavía espléndido, si lo comparamos con el hombre de la parábola que, cuando encontró a un compañero suyo que le debía cien denarios, «le agarró y, ahogándole, le decía: ‘Paga lo que debes’» (Mt 18,28), negándose a escuchar su súplica y la promesa de pago.
    Echadas las cuentas, el hombre, o se niega a perdonar, o mide estrictamente a la baja su perdón. Verdaderamente, nadie diría que venimos de recibir de parte de Dios un perdón infinitamente reiterado y sin límites. La parábola dice: «Movido a compasión el señor de aquel siervo, le dejó en libertad y le perdonó la deuda» (Mt 18,27). Y eso que la deuda era muy grande.
    Pero la parábola que comentamos pone el acento en el estilo de Dios a la hora de otorgar el perdón. Después de llamar al orden a su deudor moroso y de haberle hecho ver la gravedad de la situación, se dejó enternecer repentinamente por su petición compungida y humilde: «Postrado le decía: ‘Ten paciencia conmigo, que todo te lo pagaré’. Movido a compasión…» (Mt 18,26-27). Este episodio pone en pantalla aquello que cada uno de nosotros conoce por propia experiencia y con profundo agradecimiento: que Dios perdona sin límites al arrepentido y convertido. El final negativo y triste de la parábola, con todo, hace honor a la justicia y pone de manifiesto la veracidad de aquella otra sentencia de Jesús en Lc 6,38: «Con la medida con que midáis se os medirá».

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  2. VERSIONE IN INGLESE DI MARTEDì 6 MARZO 2018

    Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Matthew 18:21-35.
    Peter approached Jesus and asked him, «Lord, if my brother sins against me, how often must I forgive him? As many as seven times?»
    Jesus answered, “I say to you, not seven times but seventy-seven times.
    That is why the kingdom of heaven may be likened to a king who decided to settle accounts with his servants.
    When he began the accounting, a debtor was brought before him who owed him a huge amount.
    Since he had no way of paying it back, his master ordered him to be sold, along with his wife, his children, and all his property, in payment of the debt.
    At that, the servant fell down, did him homage, and said, ‘Be patient with me, and I will pay you back in full.’
    Moved with compassion the master of that servant let him go and forgave him the loan.
    When that servant had left, he found one of his fellow servants who owed him a much smaller amount. He seized him and started to choke him, demanding, ‘Pay back what you owe.’
    Falling to his knees, his fellow servant begged him, ‘Be patient with me, and I will pay you back.’
    But he refused. Instead, he had him put in prison until he paid back the debt.
    Now when his fellow servants saw what had happened, they were deeply disturbed, and went to their master and reported the whole affair.
    His master summoned him and said to him, ‘You wicked servant! I forgave you your entire debt because you begged me to.
    Should you not have had pity on your fellow servant, as I had pity on you?’
    Then in anger his master handed him over to the torturers until he should pay back the whole debt.
    So will my heavenly Father do to you, unless each of you forgives his brother from his heart.”

    RispondiElimina

    Lella Mingardi20 marzo 2017 06:42
    MY REFLECTION
    PRAYER
    I implore you O Spirit of God, help me let your word perfectly in my heart; to understand how and why to forgive; give me the strength to do it according to your divine will, because I am alone, I can not even understand what is really forgiveness.

    I will not go on to explain the passage of the Gospel, because it is so simple, in fact, we all understand that we should forgive, but we do not work enough.
    Forgiving is too important and Jesus wants try to give my best, because only giving you receive.
    It is something that you buy with the same coin, and we all have an immense need.
    What prevents us to forgive? The answer that comes to mind, is the offense received, but does not depend on this, just depends on how our heart is able to open up to the other, because there is no forgiveness without love and conversely.
    It is said that if we can not forgive ourselves, we will not know forgive the other. I do not know how true this is, but trying to base myself on this, when they are in difficulty in forgiving, I start with forgiving myself for not able to do.
    Our humanity does not speak for philosophical texts, but by instinct and that often take precedence over good intentions.
    You learn to forgive, learning to ask for forgiveness even if we think to be right, then it is much easier to do it when we are in the wrong.
    Ask forgiveness does not mean humble themselves, but want to make peace prevail, and you buy an awareness of the beauty of this sense of peace, little by little. Forgiveness is an art as Jean Monbourquette in his very good book, and you can not believe that it is enough to do the will to succeed, because you practice as you learn to play an instrument, and if we want to come out good music, we must go all out.
    You may not think you want to forgive at all costs, because it is a difficult art, but as I often say to the children, when we come to something, we can use a stool, or a trick.
    I have one that I want to reveal: when I can not forgive a person I ask Jesus to forgive her for me, with His forgiveness that is perfect, and forgive me if I can not do more.
    I pledge to pray for that person every day, entrusting to the Lord the situation, until they vanish every trace of resentment.
    “We want to be happy for a while? Vendichiamoci. We want to be happy forever? We forgive” (H. Lacordaire) or better, “Let us learn to forgive”
    —————————–

    COMMENT OFF:
    Fr. Enric PRAT i Jordana
    (Sort, Lleida, Spain)

    Today, Matthew’s Gospel invites us to ponder over the mystery of forgiveness by proposing a parallel between God’s ways and our own human behavior when it comes to forgiving others.
    Man even dares measuring and keeping control of the magnanimity of his forgiving nature: «Lord, how many times must I forgive the offenses of my brother or sister? Seven times?» (Mt 18:21). Peter felt seven times was a bit too much, perhaps the very maximum we can stand. In fact, Peter comes out of it quite splendidly if compared to the official of the parable who, when he met one of his companions who owed him a hundred pieces of silver, «grabbed him by the neck and almost strangled him, shouting, ‘Pay me what you owe!’» (Mt 18:28), refusing to listen to his pleading and promises of payment.
    In actual fact, man either refuses to forgive or miserly measures out his forgiveness. Who would actually say that we have just received from God an infinitely reiterated and limitless forgiveness…? The parable says: «The king took pity on him and not only set him free but even canceled his debt» (Mt 18:27). And this, despite the fact his debt was very big.
    But the parable we are commenting on emphasizes God’s ways when it comes to granting forgiveness. After calling the debtor’s attention to the gravity of his situation, he suddenly took pity on him before his humble and sorrowful pleading: «(…) he threw himself at the feet of the king and said, ‘Give me time, and I will pay you back everything’. The king took pity…» (Mt 18:26-27). This episode reflects what each one of us knows by our own experience and with deep gratitude: that God forgives the repentant and converted one without any limit. The negative and sad ending of the parable, however, honors justice and evidences the truth of Jesus’ words in Lk 6:38: «For with the measure you use, it will be measured to you».

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  3. VERSIONE IN FRANCESE DI MARTEDì 6 MARZO 2018

    Évangile de Jésus Christ selon saint Matthieu 18,21-35.
    En ce temps- là, Pierre s’approcha de Jésus pour lui demander : « Seigneur, lorsque mon frère commettra des fautes contre moi, combien de fois dois-je lui pardonner ? Jusqu’à sept fois ? » Jésus lui répondit : « Je ne te dis pas jusqu’à sept fois, mais jusqu’à soixante-dix fois sept fois. Ainsi, le royaume des Cieux est comparable à un roi qui voulut régler ses comptes avec ses serviteurs. Il commençait, quand on lui amena quelqu’un qui lui devait dix mille talents (c’est-à-dire soixante millions de pièces d’argent). Comme cet homme n’avait pas de quoi rembourser, le maître ordonna de le vendre, avec sa femme, ses enfants et tous ses biens, en remboursement de sa dette. Alors, tombant à ses pieds, le serviteur demeurait prosterné et disait : “Prends patience envers moi, et je te rembourserai tout.” Saisi de compassion, le maître de ce serviteur le laissa partir et lui remit sa dette. Mais, en sortant, ce serviteur trouva un de ses compagnons qui lui devait cent pièces d’argent. Il se jeta sur lui pour l’étrangler, en disant : “Rembourse ta dette !” Alors, tombant à ses pieds, son compagnon le suppliait : “Prends patience envers moi, et je te rembourserai.” Mais l’autre refusa et le fit jeter en prison jusqu’à ce qu’il ait remboursé ce qu’il devait. Ses compagnons, voyant cela, furent profondément attristés et allèrent raconter à leur maître tout ce qui s’était passé. Alors celui-ci le fit appeler et lui dit : “Serviteur mauvais ! je t’avais remis toute cette dette parce que tu m’avais supplié. Ne devais-tu pas, à ton tour, avoir pitié de ton compagnon, comme moi-même j’avais eu pitié de toi ?” Dans sa colère, son maître le livra aux bourreaux jusqu’à ce qu’il eût remboursé tout ce qu’il devait. C’est ainsi que mon Père du ciel vous traitera, si chacun de vous ne pardonne pas à son frère du fond du coeur.
    REFLEXION DE LELLA

    PRIERE :
    O Esprit de Dieu Je t’implore aide-moi à faire parfaitement entrer ta Parole dans mon coeur; et bien comprendre comment et pourquoi pardonner; donne-moi la force de le faire selon ton vouloir Divin, parce que toute seule je ne peux pas comprendre, ce qu’est vraiment le pardon.

    – Je ne veux pas m’arrêter d’expliquer la page de l’Évangile, parce qu’elle est d’une simplicité désarmante, en effet tous nous comprenons que nous devrions pardonner, mais nous ne nous y appliquons jamais assez. Pardonner est trop important et Jésus veut que nous essayons de donner le maximum, parce que c’est seulement en donnant que l’ont reçoit. C’est quelque chose qui s’achète avec la même monnaie et tous nous en avons un besoin immense. Qu’est-ce qui nous empêche de pardonner? La réponse qui nous vient tout de suite à l’esprit est l’offense reçue, mais cela ne dépend pas de ceci, cela dépend seulement de combien notre coeur réussit à s’ouvrir à l’autre, parce qu’il n’y a pas de pardon sans amour et vice versa. On dit que si nous ne réussissons pas à nous pardonner nous mêmes, nous ne saurons jamais pardonner l’autre. Je ne sais pas combien cela est vrai, mais en tâchant de me baser sur ça, “quand je suis en difficulté pour pardonner, je commence par me pardonner moi même de ne pas savoir le faire. Notre humanité ne parle pas par textes philosophiques, mais par instinct et cela prévaut souvent aussi sur les bonnes intentions. Apprenons à pardonner, en apprenant à demander pardon même si nous pensons avoir raison, parce qu’ensuite il est beaucoup plus facile que le faire quand nous sommes en tort. Demander pardon ne veut pas dire s’humilier, mais vouloir faire prévaloir la paix, et on achète peu à peu une conscience de la beauté de ce sens de paix. Pardonner est un art comme le dit Jean Monbourquette dans son très beau livre, et on ne peut pas croire que la volonté de le faire suffit pour réussir, parce que si tu t’exerces comme on apprend à jouer d’un instrument, et si nous voulons qu’il en sort de la bonne musique nous devons tout y mettre. On ne peut pas penser vouloir pardonner à tout prix, parce que c’est un art difficile, mais comme je le dis souvent aux enfants, quand nous n’arrivons pas à quelque chose, nous pouvons utiliser un tabouret ou un truc. Moi j’ai un truc que je veux vous dévoiler: quand je ne réussis pas à pardonner une personne je demande à Jésus de la pardonner pour moi, avec Son Pardon qui est parfait et aussi de me pardonner si je ne réussis pas à en faire plus. Alors je m’engage à prier pour cette personne chaque jour, en confiant au Seigneur la situation, temps que la moindre trace de ressentiment ne s’évanouira pas. “Nous voulons être satisfait pour un instant ? Vengeons-nous…. Nous voulons être toujours heureux ? Pardonnons”, (H. Lacordaire), “Apprenons à mieux pardonner”

    Abbé Enric PRAT i Jordana
    (Sort, Lleida, Espagne)

    Aujourd’hui l’Evangile de Matthieu nous invite à la réflexion sur le mystère du pardon, en nous proposant un parallèle entre la façon de pardonner de Dieu et la nôtre.
    L’homme ose mesurer et compter sa générosité pour accorder son pardon: «Seigneur, quand mon frère commettra des fautes contre moi, combien de fois dois-je lui pardonner? Jusqu’à sept fois?» (Mt 18,21). Pierre pense que sept fois c’est déjà beaucoup ou bien peut-être que c’est le maximum que l’on peut supporter. Enfin si nous y réfléchissons Pierre nous semble même très généreux, si nous le comparons à l’homme de la parabole qui en trouvant son compagnon qui lui devait cent pièces d’argent «se jeta sur lui pour l’étrangler, en disant: ‘Rembourse ta dette!’» (Mt 18,28) refusant d’entendre ses supplications et ses promesses.
    En fin compte, l’homme se nie à pardonner ou bien il donne son pardon à la baisse. En vérité, personne ne dirait qu’on vient de recevoir un pardon sans limites, réitéré à plusieurs reprises de la part de Dieu. La parabole nous dit: «Saisi de pitié, le maître de ce serviteur le laissa partir et lui remit sa dette» (Mt 18,27). Et cela même s’agissant d’une dette très élevée.
    Néanmoins, la parabole que nous commentons ici met plutôt l’accent sur la manière dont Dieu nous confère son pardon. D’abord Il rappelle à l’ordre son débiteur et lui fait voir la gravité de la situation, soudain Il est saisi de pitié par sa prière contrite et humble «le serviteur demeurait prosterné et disait: ‘Prends patience envers moi, et je te rembourserai tout’» (Mt 18,26-27). Cet épisode met en évidence ce que chacun de nous connaît bien par expérience et avec beaucoup de reconnaissance: Dieu pardonne sans limite celui qui vient vers lui repenti et converti. La fin de cette parabole qui est négative et triste, fait honneur à la justice et mets en évidence la véracité d’une autre parole de Jésus dans Lc 6,38: «Car la mesure dont vous vous servez pour les autres servira aussi pour vous».

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